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Le prime tracce di frequentazione umana sul territorio acquese
risalgono al periodo neolitico. In età protostorica sul nostro
territorio sono insediati i Liguri Satielli.
Del loro centro, Carystum, non sappiamo nulla se non che fu assediato e
distrutto dai Romani del Console Marco Popilio Lenate nel 173 a.C.
La conquista fu seguita dalla progressiva romanizzazione del territorio
e dei suoi abitanti e dalla nascita di una città, Acquae Statiellae,
attorno alle fonti termali.
Dopo il 109 a.C., con la costruzione de la via Aemilia Scaurii, la
città conosce una fioritura economica e sociale che si protrarrà al
meno fino al II sec. d.C.
La ricerca archeologica ha restituito l’immagine di una città
monumentale, con impianti termali, il teatro, l’anfiteatro, empori
commerciali e l’acquedotto, animata da una fervida attività
commerciale, artigianale ed industriale.
Tale quadro è confermato dagli storici latini che citano Acqui e le sue terme (Plinio le annovera tra le migliori dell’impero).
La generale crisi del IV secolo interessa anche Acqui: la città, pur
ridimensionata, sopravvive a momenti difficili anche grazie alla
presenza di vescovi autorevoli.
Alla fine del VI secolo, Acqui come altre città dell’attuale Piemonte,
viene conquistata dai Longobardi entrando probabilmente a far parte del
ducato di Asti.
Anche in questo periodo, secondo la testimonianza dello storico Paulo Diacono, le terme sono ancora in attività.
Nell’impero dei Franchi, Acqui diviene sede di un comitato che poi, nel
X secolo, unitamente al comitato di Vado-Savona, costituirà la marca
affidata ad Aleramo.
Importante è pure il ruolo esercitato dalla Chiesa, non solo a livello
spirituale ma anche politico ed economico: nel 978 l’imperatore Ottone
II affida al vescovo il governo della città e dell’immediato
circondario che viene a costituire un’enclave all’interno della marca
Aleramica.
Negli stessi anni, sempre per iniziativa vescovile si inizia la
costruzione della Cattedrale, intitolata all’Assunta; la consacrerà nel
1067 il vescovo Guido ( Salda guida morale e civile di Acqui nell’XI
secolo, onorato come Santo e patrono della città) .
Sempre ad iniziativa episcopale si deve la prima cinta muraria che
abbraccia l parte alta della città lasciando fuori la fonte di acqua
bollente e l’abbazia benedettina di San Pietro.
Nel corso del XII secolo si sviluppano istituzioni comunali (La prima attestazione certa e del 1135).
Il Comune non ebbe vita facile, contrastato in città dalla rivalità con
il potere politico vescovile e, esternamente, dagli interessi delle
famiglie signorili ( Marchesi di Ponzone, del Bosco, del Carretto, e di
Monferrato) e dei comuni maggiori ( Alba, Asti, Genova, Savona) .
La fondazione di Alessandria (1168) determino la crisi di entrambe le
istituzioni acquesi: il Comune rimasse soffocato dalla prepotenza della
giovane vicina e la diocesi rischiò addirittura di essere assorbita
dalla nuova sede alessandrina.
Le vicende belliche del Piemonte nel XIII secolo non risolsero le
difficoltà della città che, nel 1278, volle garantirsi una maggiore
stabilità aderendo al Marchesato di Monferrato nell’ambito del quale
mantenne tuttavia una certa capacità di autogoverno.
Del Monferrato, Acqui segui le vicende passando ai Paleologi (
successori degli Aleramici) nel 1305. Il Trecento, fra guerre e peste,
fu un secolo inquieto, tuttavia l’espansionismo dei Visconti non tolse
Acqui alò Monferrato.
Una più favorevole congiuntura si ebbe nel Quattrocento: la maggiore
solidità dello stato monferrino (riflesso nella riedificazione del
castello e nell’ampliamento delle mura) e lo sviluppo del porto di
Savona permisero il rifiorire del commercio: ne derivò una prosperità
testimoniata dall’aspetto architettonico degli edifici civili e
religiosi che, tuttora, presentano caratteri quattrocenteschi.
Anche le terme, la cui attività comunque non si interruppe mai, furono
coinvolte nella generale ripresa: nel 1435 venne a passare le acque
Nicolò d’Este e frequenti erano i soggiorni dei Paleologi.
Nel 1536, estintisi i Paleologi, il Monferrato passò ai Gonzaga.
Anche Acqui fu coinvolta nelle guerre tra Impero e francesi e più volte occupata da questi ultimi.
Nell’ambito del dominio dei Duchi di Mantova, la città, per motivi
strategici, fu penalizzata rispetto a Cassale; tuttavia è ad essi che
si deve, oltre al resto, la ricostruzione delle terme oltre Bormida.
Nel 1708 Acqui, con tutto il Monferrato, viene assegnata ai Savoia
entrando a far parte di uno stato moderno retto da un dispotismo
illuminato.
Furono promosse importanti opere pubbliche come la deviazione del rio Medrio fuori città e le terme militari.
L’istituzione del ghetto raduna, al centro della città, a numerosa ed antica comunità ebraica.
A fine Settecento il messaggio rivoluzionario, e con esso l’Armeè,
giunge anche ad Acqui: Napoleone Bonaparte sosta qui nel 1796.
Al governo imperiale si deve soprattutto la realizzazione della strada Savona-Acqui-Alessandria.
Nell’Ottocento la popolazione conosce un deciso incremento che comporta l’abbattimento delle mura e lo sviluppo urbanistico.
Con la costruzione del ponte Carlo Alberto, viene tracciato un
collegamento diretto, con l’Oltre Bormida e le sue sorgenti termali.
La prima linea ferroviaria collega Alessandria ad Acqui nel 1858;
seguiranno poi quelle per Savona (1870), Asti e Genova (1893) .
In questi anni viene abbattuto il ghetto dando un nuovo assetto alla
Piazza della Bollente la fine del secolo è forse il .periodo più
fulgido del termalismo acquese che durerà fino alla seconda guerra
mondiale.
Nuovi teatri ed il casinò animano la vita sociale; nel centro della città sorgono le Nuove Terme.
Negli anni ’30 si assiste ad un potenziamento delle strutture termali
favorite dall’iniziativa statale: viene anche costruita quella che, per
lungo tempo, resterà la più vasta piscina d’Europa.
Nel frattempo sorgono anche alcune attività industriali come la
vetreria Bordoni MIVA ed altre minori nel settore manifatturiero ed
enologico.
Nel dopoguerra sia le terme che le industrie locali hanno segnato una forte battuta d’arresto.
Un’inversione di tendenza, nell’ambito termale si registra da alcuni
anni, accompagnata da diversi interventi di ricupero del centro
storico.
Una prospettiva di sviluppo della città è costituita dalla presenza, dal 1996, di un polo universitario.
Acqui Terme conserva significative testimonianze del suo passato: dai
ruderi dell'acquedotto romano all'antica basilica di San Pietro, dalla
Chiesa di San Francesco al Duomo, di impronta romanica, senza contare
gli eleganti palazzi nobiliari sparsi nel tessuto urbano.
Preziosi reperti di età romana e medievale
(epigrafi,anfore,tombe,monili) sono conservati presso il civico Museo
Archeologico, allestito all'interno del castello dei Paleologi.
Importante centro termale già all'epoca romana, dal 1700 Acqui assunse
l'attuale caratteristica di stazione termale rinomata per i suoi
fanghi. Varie sorgenti di acqua sulfurea affiorano alla superficie in
diversi punti del territorio comunale.
Al centro dell'abitato, inserita in un'elegante edicola marmorea di
gusto neoclassico sgorga la fonte di acqua calda detta "Bollente" (
temperatura 75º , portata 560 litri al minuto).
Un secondo gruppo si sorgenti, di temperatura meno elevata ma di qualità
terapeutiche non inferiori, affiora invece alla periferia della città,
sulla destra del fiume Bormida.
La presenza di impianti termali, unita ad infrastrutture ricettive di
prim'ordine, rende Acqui una meta ideale per turisti in cerca di riposo
e tranquillità.
Numerosi itinerari turistici sia all'interno sia nei verdeggianti
dintorni rendono piacevole il soggiorno acquese ai curandi e agli
studiosi di storia antica e agli appassionati di scavi archeologici.
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